
Tra una cabina stretta dove i gomiti toccano le pareti e uno spazio doccia dove si circola senza vincoli, la differenza a volte si gioca su dieci centimetri. Per un proprietario locatore, scegliere le giuste dimensioni della doccia in affitto può influenzare il tasso di occupazione tanto quanto l’affitto. Quali formati i locatari giudicano accettabili, confortevoli o inaccettabili?
Dimensioni della doccia in affitto: la tabella dei formati comuni
I piatti doccia disponibili sul mercato si suddividono in alcuni formati standardizzati. La loro percezione da parte dei locatari varia notevolmente a seconda dell’uso quotidiano e della configurazione del bagno.
| Formato (cm) | Superficie utile | Percezione locatario | Uso tipo |
|---|---|---|---|
| 70 x 70 | Molto ridotta | Spesso giudicata troppo stretta | Studi antichi, alloggi di piccola superficie |
| 80 x 80 | Ridotta | Tollerata in studio, raramente apprezzata | Piccoli alloggi, cabine integrali |
| 90 x 90 | Corretta | Soglia di comfort minima | T1, T2, condivisione |
| 90 x 120 | Confortevole | Attraente, buon rapporto spazio/costo | T2 e oltre, affitto arredato |
| 100 x 100 e oltre | Generosa | Molto apprezzata, doccia italiana | Alloggi di alta gamma, PMR |
Il formato 90 x 90 cm rappresenta la soglia di comfort minima per la maggior parte dei locatari. Sotto questa misura, i feedback durante le visite sono frequentemente negativi. Per approfondire questo argomento, la dimensione standard di una doccia secondo Cherry Déco dettaglia le aspettative reali degli occupanti in base alle tipologie di alloggio.

Soglia di 90 x 120 cm: perché questo formato cambia le regole in affitto
Il passaggio da 90 x 90 a 90 x 120 cm rappresenta solo 2.700 cm² aggiuntivi. Questo guadagno modesto sul piano cambia in modo sproporzionato la percezione dell’alloggio.
Un piatto doccia rettangolare di 120 cm di lunghezza consente di farsi la doccia senza che la tenda o il pannello si attacchino al corpo. Per un locatario che visita cinque appartamenti in un giorno, questa sensazione di spazio segna una differenza immediata rispetto a un alloggio concorrente dotato di una cabina 80 x 80.
Nel parco nuovo soggetto alle norme di accessibilità, le docce sotto i 90 x 90 cm tendono a scomparire. Il formato 90 x 120 cm diventa una base comune nelle costruzioni recenti, il che spinge le aspettative verso dimensioni più generose. I locatari abituati agli alloggi nuovi riportano queste esigenze sul parco antico.
Piatto doccia classico o doccia italiana
La doccia italiana “zero soglia”, definita dal CSTB come uno spazio di almeno 120 x 90 cm con scarico integrato e senza gradino, affascina per la sua estetica e accessibilità. Dona un’impressione di volume anche in un piccolo bagno.
Esiste però un rovescio della medaglia. Gli assicuratori e i sindaci di condominio segnalano un aumento significativo dei danni da acqua legati alle grandi docce italiane mal realizzate (difetti di impermeabilizzazione, pendenza insufficiente, soglie assenti). In condominio, alcuni regolamenti ora disciplinano più rigorosamente queste installazioni. Un proprietario locatore deve mediare tra l’attrattiva locativa dello zero soglia e il rischio di sinistro se l’installazione non è impeccabile.
Doccia o vasca in affitto: ciò che il profilo del locatario impone
La scelta tra doccia e vasca non si riduce a una preferenza personale del proprietario. Dipende direttamente dal profilo mirato.
- Per un T3 o più destinato a famiglie con bambini piccoli, la vasca rimane un criterio di scelta. Serve quotidianamente per il bagno dei bambini e rassicura i genitori sulla sicurezza.
- Per un T1 o T2 destinato a lavoratori o studenti, la doccia prevale nettamente. Consuma meno acqua, occupa meno spazio e corrisponde agli usi rapidi del quotidiano.
- Per un alloggio in affitto arredato a breve termine (LMNP o viaggiatori), una doccia spaziosa con parete in vetro offre un’immagine curata nelle foto dell’annuncio, un fattore diretto sul tasso di prenotazione.
L’ideale in un grande alloggio familiare rimane combinare entrambi: una vasca nel bagno principale e una doccia in un secondo punto d’acqua. Questa configurazione copre tutti i profili senza compromessi.

Errori frequenti sulle dimensioni della doccia in affitto
Alcune decisioni tecniche, prese al momento della ristrutturazione, penalizzano duramente l’attrattiva dell’alloggio.
Installare una cabina 70 x 70 per “guadagnare spazio”
Questo formato, ancora presente nei cataloghi, produce l’effetto opposto a quello ricercato. Il locatario percepisce un bagno angusto, anche se il resto della stanza è sgombro. È meglio ridurre un mobile lavabo di qualche centimetro e passare al formato 80 x 80 minimo, o idealmente 90 x 90.
Négliger il pavimento e il rivestimento attorno al piatto doccia
Una doccia con le giuste dimensioni perde tutto il suo fascino se il pavimento circostante è mal posato o invecchiato. Il rivestimento attorno al piatto doccia contribuisce all’impressione generale di comfort e pulizia. Una fuga annerita o un rivestimento staccato è sufficiente a svalutare l’intero ambiente durante una visita.
Scegliere una doccia italiana senza verificare la fattibilità tecnica
Al piano, la creazione di una doccia a filo richiede una pendenza di scarico sufficiente e un’impermeabilizzazione conforme. Senza questi prerequisiti, il rischio di danni da acqua aumenta, con conseguenze sull’assicurazione e sui rapporti con il condominio. Far effettuare una diagnosi tecnica prima dei lavori evita costi aggiuntivi ben superiori all’investimento iniziale.
Il formato di doccia che genera meno attrito in affitto si colloca attorno a 90 x 120 cm, con un accesso sgombro e una finitura curata. I locatari non formulano sempre esplicitamente questa aspettativa, ma la sanzionano con la loro scelta quando confrontano due alloggi equivalenti. Investire su queste dimensioni piuttosto che su attrezzature costose altrove nel bagno rimane, per un locatore, l’arbitraggio più redditizio.