
Accedere ai propri cedolini paga digitalizzati su Arkevia richiede di comprendere alcuni meccanismi tecnici che la piattaforma non rende sempre evidenti. Tra la durata reale di conservazione dei documenti, l’arrivo imminente della doppia autenticazione e le differenze di trattamento a seconda che il dipendente sia ancora in servizio o meno, le situazioni variano. Questa guida misura le discrepanze concrete tra ciò che promette il portafoglio digitale e ciò che l’utente ottiene in pratica.
Conservazione delle buste paga Arkevia: obblighi legali e durate reali
La confusione più frequente riguarda la durata durante la quale i cedolini rimangono disponibili. Due testi del Codice del lavoro coesistono e non dicono la stessa cosa.
| Obbligo | Riferimento legale | Durata | Chi è interessato |
|---|---|---|---|
| Conservazione del duplicato del cedolino | Articolo L3243-4 del Codice del lavoro | 5 anni | Datore di lavoro |
| Disponibilità del cedolino digitalizzato | Articolo D3243-8 del Codice del lavoro | 50 anni o fino ai 75 anni del dipendente | Dipendente (tramite il portafoglio) |
Il datore di lavoro ha quindi solo un obbligo di conservazione di cinque anni. Al contrario, il fornitore del portafoglio digitale (Cegedim per MyArkevia) deve garantire l’accesso al dipendente per un periodo molto più lungo. Per chiunque desideri consultare i propri cedolini su Arkevia dopo un’uscita dall’azienda, questa distinzione cambia tutto: il portafoglio rimane attivo anche se il precedente datore di lavoro ha eliminato i propri archivi.
In concreto, MyArkevia garantisce una conservazione allineata con l’esigenza legale dei cinquanta anni. L’account personale non viene eliminato al termine del contratto di lavoro. Il portafoglio è associato al dipendente, non all’azienda.

Doppia autenticazione su MyArkevia: cosa cambia nell’estate 2026
Cegedim ha annunciato il lancio di una doppia autenticazione (2FA) generalizzata nell’estate 2026 per tutti gli account MyArkevia. Fino ad ora, l’accesso si basava su una semplice coppia identificativo/password, il che rappresentava una vulnerabilità documentata per un portafoglio contenente dati salariali sensibili.
Metodi di autenticazione previsti
- Codice temporaneo inviato via SMS al numero di telefono associato all’account
- Validazione tramite un’app di autenticazione (tipo Google Authenticator o equivalente)
- Codice inviato via email come soluzione di riserva, se il telefono non è disponibile
Per gli utenti che non hanno aggiornato il proprio numero di telefono o il proprio indirizzo email nel proprio spazio personale, la 2FA potrebbe bloccare l’accesso al portafoglio. Verificare queste informazioni prima del lancio evita una procedura di recupero spesso più lunga del previsto.
Verificare i propri dati nello spazio MyArkevia
L’aggiornamento avviene dal portale myarkevia.com, sezione “Il mio profilo”. L’indirizzo email e il numero di telefono sono indicati lì. Se l’account è stato creato con un indirizzo professionale che non esiste più (uscita dall’azienda, cambio di dominio), è necessario sostituirlo con un indirizzo personale prima dell’attivazione della 2FA.
Accesso al portale MyArkevia: identificativi e casi di blocco
L’attivazione iniziale dell’account richiede informazioni fornite dal datore di lavoro: un numero di matricola, un indirizzo email e talvolta un codice di attivazione inviato per posta o dal servizio HR. Una volta attivato l’account, l’accesso avviene tramite il browser su myarkevia.com.
I blocchi più comuni non derivano da un problema tecnico della piattaforma. Provengono da tre situazioni ricorrenti:
- L’indirizzo email utilizzato durante l’attivazione è cambiato (passaggio da un’email professionale a un’email personale, o viceversa)
- La password è stata dimenticata e la procedura di reimpostazione invia il link a una casella email diventata inaccessibile
- Il datore di lavoro non ha mai completato il collegamento del dipendente al portafoglio, lasciando l’account in uno stato di attivazione parziale
Nel primo e nel secondo caso, la procedura di recupero passa attraverso il modulo “Password dimenticata” del portale. Se l’email associata è obsoleta, è necessario contattare direttamente il supporto Cegedim, poiché il precedente datore di lavoro non può più intervenire su un portafoglio che non amministra dopo la fine del contratto.

Cedolini assenti dal portafoglio Arkevia: identificare la causa
Tutti i datori di lavoro che utilizzano Arkevia non depositano sistematicamente ogni cedolino. Alcuni hanno attivato la dematerializzazione solo a partire da una data precisa, il che lascia un vuoto nella cronologia. I cedolini antecedenti a questa data esistono solo in forma cartacea o in un altro sistema di archiviazione.
Un altro caso frequente riguarda le aziende che hanno cambiato fornitore di portafoglio digitale. Se il datore di lavoro è passato da Arkevia a un altro servizio (Digiposte, Primobox, ecc.), i cedolini depositati prima della migrazione rimangono su MyArkevia. I documenti non seguono automaticamente verso il nuovo fornitore.
Per distinguere un cedolino mai depositato da un cedolino depositato ma non rintracciabile, la sezione “I miei documenti” del portafoglio mostra la cronologia completa dei depositi. Se un mese non appare nell’elenco, significa che il datore di lavoro non l’ha mai trasmesso tramite Arkevia. La procedura consiste quindi nel contattare il precedente servizio HR per ottenere una copia, facendo riferimento all’obbligo legale di conservazione di cinque anni da parte del datore di lavoro.
Il portafoglio digitale Arkevia rimane accessibile gratuitamente per il dipendente, senza limiti di durata legati al contratto di lavoro. La prossima attivazione della doppia autenticazione renderà l’accesso più sicuro, ma richiede una verifica preventiva dei dati personali. Un’email aggiornata e una password attiva rimangono le due condizioni più semplici, e più spesso trascurate, per ritrovare i propri cedolini di paga.